Corsa e felicità: amiche o sconosciute?

Mi è capitato recentemente in una conferenza di rispondere alla seguente domanda: “Dal punto di vista mentale, ha senso sapere il motivo per cui uno corre?”. La mia risposta è stata secca: “No, non è necessario. Se ti fa sentire bene, se non fai del male a te stesso e agli altri, se non violi alcuna legge, fallo pure. E questo vale, a mio avviso, in senso assoluto”.

In realtà questo mi permette di richiamare un articolo scritto per la guida ad una corsa ‘al femminile’ (guida scaricabile QUI). ECCOLO.

Che correre, o fare sport in generale, faccia bene oramai non è più un segreto: non c’è trasmissione, rivista o quotidiano, sito internet o pagina facebook dove si parla di attività fisica, che non ne evidenzi i benefici per la mente e per il corpo.

Il termine ‘endorfine’ è forse uno dei più usati in tali contesti. Le endorfine sono in realtà un insieme di sostanze che secerne il nostro cervello quando vuole farci sentire appagati. Ci infondono quiete, rilassatezza o euforia, a seconda dei casi. Hanno proprietà simili alla morfina e agli oppioidi, ma con portata più ampia. Per capire esattamente cosa intendo, basti pensare che il cervello le secerne anche durante l’orgasmo: non siate troppo inflessibili, quindi, con il vostro compagno o la vostra compagna se post-coito si appisola: la chimica comanda!

Ma bastano qualche chilo in meno e una manciata di neurotrasmettitori a spiegare la felicità che la corsa può darci? O, in altri termini, perché così tante persone corrono se, con qualche accorgimento alimentare e praticando attività meno faticose e più divertenti, si otterrebbero gli stessi risultati?

La risposta ci viene, a mio avviso, da come gli psicologi vedono la felicità. Per noi la felicità è un dolce a tre strati. Immagina una fetta di tiramisù o, meglio ancora, di Sacher.

SACHER TORTEIl pan di spagna al cioccolato (primo livello) sono le EMOZIONI POSITIVE. Ingenuamente si crede che chi è ‘felice’ sia chi prova sempre e solo emozioni positive. Se ne conoscete qualcuno, non fatevelo scappare, anche se temo finireste con l’annoiarvi e forse vi rendereste conto anche che il vostro compagno è poco ‘funzionale’: le emozioni negative, oltre ad essere inevitabili, sono spesso molto utili dal punto di vista dell’adattamento all’ambiente, in quanto ci permettono di focalizzare la nostra attenzione sul problema e di affrontarlo.
Primo insegnamento, quindi: per essere felice devo cercare di riconoscere e ricordare le emozioni positive che provo, considerando anche che se ne provo di negative posso essere felice lo stesso (assunto confermato dalla ricerca sia su soggetti sani che su soggetti depressi).

Primo trucco per la psicorunner. Focalizzati sulle sensazioni positive che la corsa trasmette. Sensazioni, non pensieri (di quello parleremo dopo). Quindi su quello che vedi, che senti, sull’aria fresca o calda che ti riempie le narici, sul calore del corpo, sul respiro e su ogni altra sensazione che accompagna la corsa.

La marmellata di albicocche che sta tra i due strati di pan di spagna (secondo livello) è la SODDISFAZIONE DI VITA. Vale a dire quello che il soggetto pensa sia stata la sua vita fino a quel punto, o di parte di essa. Un bilancio che continuamente facciamo, anche se non ce ne accorgiamo, sul fatto che abbiamo raggiunto determinati obiettivi che sono in sintonia con noi, ad esempio. Qui entrano in gioco i nostri pensieri e la valutazione post corsa. Entra in gioco il cognitivo.obiettivo

Secondo trucco: facciamo che la corsa sia fatta da obiettivi semplici ma sfidanti (cose che non abbiamo mai fatto, ma che pensiamo di poter raggiungere). E soprattutto, una volta raggiunto l’obiettivo, godiamocelo ripensandoci. Un’altra tacca aggiunta, un altro punto positivo da aggiungere alla nostra SODDISFAZIONE DI VITA.

praticate-corsa-in-compagniaLa glassa al cioccolato (terzo livello e, diciamocelo, quello più buono) è quello che gli inglesi definiscono PERSONAL WELL BEING. Cioè il benessere psicologico personale, forse il livello dove la corsa può incidere meglio se si considera che per Personal Well Being si intende (C. Ryff, 1995):

– conoscenza dei propri limiti e auto-accettazione;
– relazioni forti (che si possono avere, ad esempio, con persone con le quali si condivide un’esperienza forte o una passione);
– senso di autonomia nelle scelte;
– confronto e crescita personale;
– possibilità di controllare o incidere sull’ambiente che ci circonda (leggi: tenere sotto controllo il nostro peso e sentirci efficaci in genere)

Terzo trucco: corri in compagnia o entra in qualche community virtuale per confrontarti con altri. Non parliamo solo di tempi, distanze o battiti cardiaci. Parliamo soprattutto di tutto il resto.

Concludendo, la corsa è un momento di benessere da condividere, liberamente, con chi ci va. E’ un confronto tra noi e gli altri, è una palestra che ci permette di entrare in contatto col nostro corpo, di formulare obiettivi e di raggiungerli. Ci fa provare emozioni positive e di conoscere nuove persone. Ah sì, ci sono anche le endorfine!

In definitiva quindi, la corsa è forse uno dei più potenti alleati della felicità protratta nel tempo. Ogni volta che decidi di prenderla in considerazione pensa alla Sacher Torte: per essere buona devono esserci pan di spagna, marmellata e glassa al cioccolato. Segui i consigli sopra. Mordi la fetta, mordi la corsa. Morderai la vita.

Buone corse!!!!

 

marco@psicoblog.it

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